Hey Alexa! Scusa, non volevo metterti in secondo piano!

Di cosa parliamo? Mi sembra ovvio, parliamo degli assistenti vocali, in versione mobile o per la casa.

Per quanto ci riguarda, saltando l’evoluzione tecnologica anni ’60 – ’70, tutto inizia nel 2011 con il lancio di Siri da parte di Apple: il primo vocal assistant per smartphone, ancora presente su tutti i dispositivi della Mela, che grazie alle prime applicazioni di Machine Learning rispondeva alle tue domande… più o meno!

L’avvento di Siri fu la molla che spinse tutti i grandi player del settore a sviluppare i propri vocal assistant. Un ulteriore punto di svolta, come succede sempre più spesso negli ultimi anni, viene da Google, prima con Google Now ed ormai con Google Assistant, assistente vocale trasversale, non device/os-related, con un dialogo fisiologico e naturale con il motore di ricerca più diffuso al mondo (95% di market share su ogni mercato in cui è presente), e grazie alle più avanzate applicazioni di Deep Machine Learning anche la capacità di contestualizzare le richieste ricevute.

Insomma, il panorama è questo:

  • Il 20% di tutte le ricerche Google da mobile sono fatte con la voce [fonte: Google]
  • il 55% dei teenager e il 40% degli adulti usa la ricerca vocale da mobile ogni giorno [fonte: Google Official Blog]

E finora abbiamo parlato solo di smartphone, dobbiamo prendere poi in considerazione la diffusione degli Home Assistant, come Google Home e Alexa, che si interfacciano con app, elettrodomestici e computer, per un’esperienza utente completamente conversazionale.

In soldoni, sta cambiando il modo in cui gli utenti fanno le loro ricerche e “trovano” le risposte.

Personal assistant o in-search voice activated. Due mondi separati.

Prima grande distinzione.

Le ricerche mobile da browser attivate vocalmente (tasto microfono sul widget google ad esempio) simulano le classiche ricerche, sono più brevi, meno conversazionali e più keyword related. Un esempio: “Meteo Roma”. In questo caso, la SERP è ancora importante, l’utente non ha voglia di scrivere, ma va poi a scrollare la SERP e cliccare su uno dei risultati. Ottima notizia per chi usa Google Ads: i nostri annunci sono ancora rilevanti! Stanno però cambiando le queries, ed è quindi fondamentale tenere d’occhio i “Termini di ricerca” per poter intercettare eventuali query phrase su cui iniziare a biddare.

Nel caso invece delle ricerche effettuate tramite vocal assistant la questione cambia radicalmente: sono per la maggior parte delle domande, ad esempio: “Ok Google! – Che tempo farà a Roma oggi?” Sono domande a cui ci aspettiamo una risposta, che sia sulla SERP o sempre più vocale (tips: se avete Google Home provate a chiedergli di raccontarvi una barzelletta! In questo secondo caso, quindi, abbiamo un problema tecnico: le nostre keywords, come interagiscono con query di ricerca sempre nuove, diverse e più elaborate?

Ok, vi do una preview: dite addio alle vostre SKAG, specie se in Exact Match!

Tuttavia c’è un problema esistenziale più importante da prendere in considerazione: nessuna SERP su cui pubblicare i nostri annunci! I voice assistant infatti richiamano un solo risultato principale suggerito, ed è organico. Pare che Google stia sperimentando con l’inserimento di Ads nei risultati di ricerca del voice assistant, ma ancora non si sa come funzioneranno, quanti saranno o altri details.

L’unico spiraglio di luce arriva da un utente Twitter italiano che avrebbe casualmente trovato un risultato Sponsorizzato (probabilmente di test) nella sua vocal search:

risultato sponsorizzato in vocal search

 

Si prevedono grandi rivoluzioni in Google Ads e per ora nessun faro all’orizzonte a guidare la nostra navigazione!